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pubblicato il 16 Agosto 2009 su www.laculturadelcibo.it |
MA DOVE VAI VALTELLINA?
di Attilio Scotti
Dopo la Bresaola prodotta al 99% con carni brasiliane ora anche il famoso amaro Braulio rischia di diventare valtel-piemontese e i mitici pizzoccheri sono serviti in un ristorante di Bormio e di Livigno in versione "quattro salti in padella"...
1) Che la bresaola della Valtellina sia prodotta nella sua totalità con carne estere brasiliane, argentine e anche con carni di zebù non è più un mistero per nessuno come la relativa stagionatura che non viene più eseguita all’aria aperta ma con il sistema entelpico (aria forzata in grandi locali chiusi) e pronta per il commercio in poche settimane.
2) Adesso anche il mitico amaro Braulio sta perdendo l’identità valtellinese. La raccolta di piantine come l’arnica, l’achillea moscata, assenzio, ginepro e genziana (che spuntano rigogliose e in quantità sui monti e nelle valli valtellinesi), subisce una drastica diminuzione: se ne potevano raccogliere cinque chili al giorno, ora solo venti grammi. Il provvedimento minaccia la produzione di molti distillati e liquori come l’Amaro Braulio di Bormio, ma soprattutto incide sugli incassi di tanti appassionati che d’estate arrotondano lo stipendio raccogliendo e vendendo queste erbe.
 In una intervista a Repubblica l’amico Egidio Tarantola Pelosi “guru” e patron indiscusso del Braulio, racconta senza peli sulla lingua: ….. a questo punto le erbe le compro in Piemonte, costano meno, ma i problemi sono altri : la qualità. Trenta anni fa ci hanno vietato la raccolta della genziana della Val Federia che dava una sfumatura di sapori che in anni di tentativi non ho più ritrovato. Adesso sarà lo stesso per l'achillea. Per l’ambiente è bene sapere che le erbe officinali vanno raccolte ogni anno se si vuole che rinascano : solo chi non conosce la natura può pensare il contrario. Terza cosa: l’immagine. La nostra bresaola è fatta in larghissima parte con carni estere, ora si scoprirà che il Braulio è fatto con erbe piemontesi, bella figura con i prodotti tipici valtellinesi……………………. Rincara la dose un piccolo produttore artigianale Beppe Schenatti che dice testualmente : “Io in Piemonte non ci posso andare, resisto con le scorte del 2008 e dal 2010 avrò il problema del reperimento, pensate che già da oggi devo chiedere ai raccoglitori la autocertificazione che hanno rispettato la legge. Un delirio per me e per loro".
3) Conosco molto bene i pizzoccheri, piatto Re della Valtellina (sono stato con ventincinque amici valtellinesi il fondatore dell’Accademia del Pizzocchero di Teglio), alla fine di luglio scorso mi sono imbattuto in due ristoranti (a Bormio e Livigno ) dove mi sono stati serviti pizzoccheri pronti surgelati e riscaldati con forno micronde.
Pian piano, stiamo consegnando alle generazioni future il lucido disegno delle multinazionali del non gusto: livellare le papille per prepararci alla nuova frontiera del cibo: tutti uguali, tutti in fila, felici e contenti verso il nulla dei sapori. E quando le multinazionali del non gusto comanderanno il mondo, nascerà una nuova dittatura mondiale, non più basata sui carri armati e fucili : comanderanno nuovi satrapi che ci sfameranno e ci daranno il cibo che vogliono loro e dei quali saremo docili ostaggi (ovviamente senza sapore e da agricoltura OGM o della manipolazione genetica).
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