
L’ATENEO DELLA CIPOLLA, ebbene sì, nasce da una mia iniziativa e me ne assumo tutte le responsabilità, compresa quella di presidente, che tutti i Soci Fondatori mi hanno voluto dare.
Non deve far ridere quando si parla di cipolla, né si deve pensare che sia uno scherzo degli ennesimi buontemponi, che dopo aver creato tutte le Accademie possibili, hanno deciso di prendere a prestito anche gli ortaggi per le loro compagnonerie.
La cipolla è un umile prodotto della terra, che cresce quasi ovunque, che ha effetti salutistici, che è conosciuta un po’ in tutto il mondo, che percorre trasversalmente come ingrediente quasi tutte le ricette ma che spesso diventa indigesta perché, per accentuare il sapore di molti piatti mal cucinati, viene fritta all’inverosimile o anche un po’ bruciata.
Cosa ci proponiamo con l’ ATENEO DELLA CIPOLLA?
Sicuramente di valorizzarla come alimento ricco di tradizione e profondamente radicato nella cultura del territorio, sicuramente di potenziare le ricerche mediche sui suoi poteri salutistici, come peraltro dice la saggezza popolare, ma anche di fare in modo che si torni a fare il soffritto in modo corretto senza friggerlo all’inverosimile o anche un po’ bruciarlo.
I molti avranno già capito perché ho voluto proprio che fosse l’Ateneo della “CIPOLLA” e non magari del “rosmarino”, ma lo spiegherò in chiaro ai pochi che si ostinano a non capire.
Il percorso della cipolla è in tutto simile a quello dell’enogastronomia.
Nata per il bisogno di nutrirsi dell’umanità, sviluppatasi rincorrendo le raffinatezze del gusto, diventata moda universale, ha visto nascere attorno a sé bolle speculative non indifferenti (i piatti mal cucinati della similitudine con la cipolla) che la stanno facendo diventare troppo “fritta” se non addirittura “bruciata” con un rischio di regresso fortissimo.
Le ultime polemiche sulla cucina molecolare, i grand prix per tutto e per tutti purché si faccia notizia e ci sia lo sponsor che paghi, i conti al ristorante in cui l’unità di moneta pare siano i 50 euro e in su, gli chef scambisti di “cucina” per far lievitare il conto (io vengo da te, poi tu vieni da me e … così facciamo gli eventi tematici), per non parlare delle contraffazioni e delle taroccature alimentari vere e proprie che ogni giorno fanno ormai cronaca, sono ormai equiparabili alla cipolla troppo fritta e anche un po’ bruciata.
Penso che sia tempo ormai di guardare con realismo alla situazione dell’enogastronomia.
Noi vogliamo farlo con gli occhi dell’ottimismo, sappiamo che esistono molte risorse meritevoli che si muovono nella ristorazione e sappiamo che esistono anche molte realtà nell’ agricoltura e nell’industria che stanno puntando all’eccellenza: a tutte queste l’ATENEO vuole dare spazio, voce e visibilità ed essere il promotore della loro valorizzazione.
Come ci daremo da fare perché la cipolla da umile e bistrattato prodotto della terra abbia finalmente la sua grande dignità e si smetta di dire che “fa piangere” relegandola ad una pratica fatta malvolentieri in cucina, così ci impegneremo perché l’enogastronomia esca dal suo isolamento, la smetta di parlarsi addosso, diventi pratica reale e quotidiana e si contamini con l’arte, la scienza, la cultura e il turismo con momenti di confronto e di incontro capaci di far interagire l’aspetto conviviale con quello conoscitivo, divulgativo, scientifico e socializzante.
Questo è l’ATENEO DELLA CIPOLLA e questo è il suo impegno futuro: vi aspetto in tanti come soci e come fondatori delle sedi regionali dell'Ateneo. ISCRIVETEVI!
Come iscriversi all'ATENEO DELLA CIPOLLA e costituire una sede regionale.