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N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 27 Luglio 2009 su www.laculturadelcibo.it

PENSIERI DI ANORESSIA
di Sara Maule

-Mi sono spesso chiesta come si dovesse sentire una ragazza anoressica/bulimica. Dopo aver avuto l’opportunità di parlare direttamente con alcune di loro, mi sono immedesimata in esse, immaginando di sentirmi sbagliata essenzialmente per la forma del mio corpo, sempre troppo grasso.-


  

La sveglia suona, e un’altra giornata sta per iniziare. So già che in cucina la colazione è pronta, e come al solito non mangerò niente. Berrò solo il tè e mia mamma mi guarderà con lo stesso sguardo afflitto di ogni mattina da ormai un anno a oggi. So anche che nessuno mi capirà. Nessuno riesce a leggere la mia anima: non mi capiscono né i miei genitori, né la gran parte dei miei amici, figuriamoci quell’idiota dello psicologo che anche oggi sarò costretta a vedere. 

   Ma possibile che nessuno riesce a vedere che io sto bene magra così? Nessuno riesce a capire che prima ero una balena? Eppure un triste pensiero si insinua nella mia mente…ogni tanto cerco di convincermi che il mondo intorno a me ha ragione, che starei bene anche solo con qualche chiletto in più, ma il mio corpo li rifiuta. Rifiuta il grasso di quel cibo unto che sono costretta a mangiare, rifiuta l’idea di poter tornare obesa come prima, e ogni boccone che ingurgito è un senso di colpa incolmabile, imputabile solo a me stessa, alla voglia di sentirmi bene e in pace con il mio corpo. Una pace che prima non avevo. A volte, è vero, svenivo, ma ormai non succede più nemmeno questo: ho imparato a calcolare le calorie perfette giusto per riuscire a sopravvivere, per camminare, respirare e ridere, ogni tanto. E allora perché non vado bene nemmeno così? Non so, non  mi sembra di avere alcun tipo di problema, nemmeno mi pare di poter creare preoccupazioni alle altre persone, eppure sento la tristezza intorno a me, un senso di compatimento comune per il mio stato mentale che mi fa sentire ancora più nervosa, e il mio stomaco si rimpicciolisce ancora di più.

   Un’altra cosa mi chiedo: cosa credono di fare tutti quei programmi televisivi e quegli articoli che parlano di quanto fa bene mangiare rivolgendosi per lo più alle persone che loro definiscono brutalmente anoressiche? Lo so benissimo che il cibo è buono, lo so che fa bene, non sono mica deficiente. Solo che fa bene a piccole dosi. Giusto il minimo assaggio. Persino i gastronomi lo dicono: degustare è giusto, abbuffarsi è sbagliato. E allora io cosa faccio di così abominevole? Non credo lo capirò mai.

   Forse però un giorno comprenderò questo triste mondo che mi circonda, guarendo da una malattia che non percepisco nemmeno come tale. Allora tornerò a vedere la gente che sorride intorno a me e mi sentirò bene, bene come un tempo, bene come quand’ero bambina e nessuno notava il mio corpo.

 Non credo che tutte le colpe sulla crescita dei disturbi alimentari siano da imputare unicamente alla moda e ai media. Non credo che si possa cambiare l’immagine di un intero mondo in pochi giorni. Credo invece che si debba avere pazienza, tentando di scoprire nuovi metodi, sempre più efficaci, contro questi gravi disturbi psicologici in grado di distruggere intere personalità-

   Quando si “inneggiava” alla magrezza sfrenata, nessuno notava che queste malattie si stavano insinuando sempre più nella vita quotidiana di molte ragazze, donne, persino bambine. Tutti erano troppo colpiti da quelle modelle dal fisico così apparentemente giusto, per notare quanto questo potesse fare male psicologicamente. E una volta aperti gli occhi era ormai troppo tardi, i disturbi alimentari si erano diffusi e l’unica cosa da fare era tentare di combatterli. Come riuscirci? Molti hanno deciso di condannarli, biasimando persino le persone afflitte da essi.

   Ho letto molti articoli e visto molti programmi televisivi che si sono posti totalmente contro la magrezza, molto spesso solo ed unicamente per fare audience, arrivando persino ad insultare le persone colpite da anoressia e/o bulimia. Questo non lo trovo giusto.

   Troppo spesso in questo mondo si passa da un eccesso all’altro. Non si vogliono mai concedere sfumature: o è tutto bianco, oppure è tutto nero. In questo caso non è così semplice. Non si deve infatti condannare unicamente la moda per l’immagine di quei corpi scheletrici che innalzava a status symbol. Non è solo colpa sua, è colpa di tutti, di tutti quelli che permettevano e incoraggiavano queste immagini, facendo odiare il cibo alle donne cosiddette “normali”.

   I problemi alimentari non sarebbero mai esistiti se tutti avessero subito concordato sul fatto che la visione delle costole di una modella di poco più di 20 anni fosse stata abominevole. E sono inoltre convinta che questo esultare la magrezza sia il risultato di un intero percorso storico dovuto a tutte le vicissitudini a cui è stata sottoposta l’umanità lungo tutto il ventesimo secolo: i razionamenti dati dalle due guerre, la visione di gente ricca e opulenta che sperperava i soldi a scapito di gente troppo povera, le idee fasciste (quali l’autarchia) supportate così a lungo tempo, gli ebrei che morivano nei campi di concentramento “accanto” a capi dell’esercito che uscivano a cena in ristoranti lussuosi, incuranti delle vite che stavano sterminando, abbuffandosi senza ritegno.

   Sono tutti flash di un mondo che doveva cambiare, che doveva in un qualche modo purificarsi. Si è arrivati così a condannare il cibo, il bisogno più banale e basilare di ogni essere vivente, da sempre protagonista di discordie e di differenze sociali.

   La tavola è da sempre stata il primo sentore del baratro esistente tra ricchi e poveri, tra chi geneticamente doveva mangiare cibi esotici e leggeri e chi invece doveva ingurgitare cibi pesanti in modo tale da accumulare l’energia necessaria per poter lavorare nei campi.
Si è giunti a una ribellione contro il grasso, una rivoluzione popolare sentita da tutti quelli che erano stati scherniti per il loro povero modo di alimentarsi, con l’intento più che giusto di colpire l’insensibile ricchezza.

   Esultare la magrezza era parsa una forza, una forza vincente contro i nobili e gli agiati.
Si può quindi capire come sia impossibile pretendere di cambiare questa visione in un batter d’occhio. Credo che tutti sappiano quanto non sia facile ammettere di avere sbagliato, oltrepassando il limite della giustizia per arrivare nella regione del torto.

   I segreti sono la costanza e la perseveranza. Si deve avere pazienza, tentando di comprendere le persone afflitte da disturbi alimentari e cercando ogni giorno dei nuovi ed efficaci rimedi contro di essi. Oltre a questo è essenziale valorizzare un nuovo tipo di bellezza, più naturale ed umana. Ho notato con piacere che dei passi avanti sono già stati fatti nel campo della moda (ad esempio da un po’ di tempo a questa parte si accettano anche taglie 40, prima invece erano ammesse solo fino alla 38), e spero che questi continuino ad aumentare, eliminando quasi totalmente questa paura di nutrirsi che si è generata negli anni.

   Il cibo è una gioia, mangiare è una piccola (o grande?) felicità quotidiana che deve essere vissuta in pace con se stessi e il proprio corpo, nella consapevolezza che è solo grazie alle sue proprietà energetiche e benefiche che possiamo camminare, muoverci, ridere.
In una parola vivere.

 



di Sara Maule
sara.maule@laculturadelcibo.it
27 Luglio 2009

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