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Articolo pubblicato il 15 Febbraio 2009 su www.laculturadelcibo.it

INTERVISTA: Qualità dei vini piemontesi e la nuova Alba DOC.
di Massimo Prandi

Lo scorso mese è stato avviato l'iter burocratico per il riconoscimento di una nuova eccellenza enologica del Piemonte: Alba D.O.C. Intervista a Mino Taricco, Assessore all'Agricoltura del Piemonte.


Il panorama enologico del Piemonte apre il 2009 arricchendosi di importanti denominazioni di qualità delle proprie produzioni, grazie al riconoscimento nel 2008 della D.O.C.G. a "Barbera d’Asti", "Barbera del Monferrato Superiore" e "Dolcetto di Ovada Superiore".

Inoltre, dalla prossima vendemmia e salvo imprevisti dell’iter burocratico, una interessante novità si affaccerà sulla già affollata scena dei grandi vini piemontesi: Alba D.O.C.

Il Comitato Vitivinicolo Regionale, che rappresenta l’intera filiera produttiva e le istituzioni interessate, durante la seduta del 16 gennaio c.a. ha, infatti, approvato la nuova denominazione di origine controllata. Il parere espresso da tale commissione dovrà superare ancora l’approvazione da parte del Ministero delle Politiche agricole e del Comitato Nazionale Vini prima di diventare oggetto del decreto ministeriale che ne sancirà il riconoscimento definitivo.

Il vino "Alba" nascerà dall’assemblaggio delle uve dei vitigni Nebbiolo (75% minimo), Barbera (15% minimo) e di alcuni vitigni minori , prodotte in un ampio areale, che comprende 47 comuni.

Cosa aspettarsi date queste premesse?

Un vino rosso ad alto tenore alcolico, che si esalta bevuto a 2 – 3 anni dalla vendemmia, ma adatto ad un invecchiamento prolungato; di notevole complessità aromatica grazie alla base Nebbiolo, reso più stabile nel colore e coinvolgente all’olfatto ed in bocca per il contributo dell’uva Barbera. La possibilità di impiegare in differente misura l’uva di altri vitigni, fino ad un massimo del 10%, darà la possibilità all’enologo di creare una ulteriore variabilità e completezza organolettica che renderà ancora più interessante la degustazione ed entusiasmante la produzione (mettiamoci per una volta anche nei panni di chi spende sacrifici e passione per soddisfare il consumatore!).

Abbiamo intervistato in merito alla nascita di questa nuova D.O.C. ed al ruolo della qualità per le produzioni enologiche locali, l’Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Mino Taricco.

Mino Taricco, 49 anni, sposato da 25 con Francesca e padre di Pietro e Giulia. Figlio di agricoltori, ora conduce una piccola azienda a vocazione frutticola a Sant’Albano Stura, suo comune di residenza. Dopo la formazione (perito agrario e studi in scienze politiche), ha operato per otto anni in qualità di responsabile del personale e commerciale presso strutture associative agricole. È stato vicepresidente Provinciale e Regionale di Coldiretti e Presidente Provinciale, Regionale e Responsabile organizzativo nazionale di Confcooperative. Impegnato nell’animazione culturale giovanile, ha avuto esperienze nell’associazionismo cattolico. Dopo cinque anni di attività politica come Consigliere ed Assessore nel comune di residenza, è da quattro anni impegnato in Regione Piemonte, prima come Consigliere nel gruppo del Partito Democratico e poi come Assessore all’Agricoltura.

 

Assessore Taricco, come commenta la nascita della futura D.O.C. Alba?

L’iter è pienamente avviato, grazie al parere espresso dal Comitato vitivinicolo regionale, che ora verrà vagliato a livello nazionale, ma credo ci siano buone premesse perché, entro la prossima vendemmia, possiamo avere la nuova DOC Alba, che andrebbe ad aggiungersi al nostro ricchissimo panorama costituito ormai da 44 DOC e 14 DOCG.

Si tratta di un risultato di grande importanza, perché è la prima denominazione primaria che nasce da due vitigni, i quali a loro volta rappresentano produzioni molto estese in Piemonte. Inoltre, si utilizza un nome prestigioso come quello della città di Alba, noto a livello internazionale, e questo rafforzerà sicuramente la promozione della nuova DOC.

Sulla base della sua esperienza, come giudica il ruolo della "qualità riconosciuta" nel successo di mercato delle produzioni enologiche? Quali le prospettive di fronte alle incertezze della crisi economica?

Lo scenario vitivinicolo piemontese, come tutti sanno, è uno scenario di grandi eccellenze, dove la qualità è il nostro punto di forza e la presenza delle denominazioni di origine è un biglietto da visita che ha costruito negli anni la nostra fama in Italia e nel mondo. Questo lavoro di valorizzazione e di consolidamento di una identità è frutto di un lavoro e di scelte che vengono da lontano e che hanno visto Enti e persone lungimiranti ben operare negli anni passati, noi abbiamo completato, in questi anni, un rigoroso lavoro di certificazione di processo e di prodotto, introducendo – prima Regione italiana – un protocollo di controlli che ormai interessa oltre l’80% dei vini piemontesi e nei prossimi mesi sarà esteso anche alle realtà più piccole. Questo permette di garantire al consumatore, attraverso la tracciabilità dell’intero percorso produttivo dalla vigna alla bottiglia, la massima qualità e trasparenza.

Credo questi siano fattori cruciali per sostenere e promuovere la cultura del bere sano e di qualità.

La congiuntura economica purtroppo non facile per nessuno, e anche il settore enologico deve affrontare mercati più competitivi e consumatori più attenti ai prezzi, soprattutto in questa fase di difficoltà economica planetaria, ma credo che il nostro comparto agricolo nel suo complesso abbia in sé le forze e le potenzialità per affrontare questa fase.

Quali gli obiettivi inerenti il settore vitivinicolo a cui il suo Assessorato sta lavorando?

Innanzitutto vorrei ricordare i buoni esiti del bando che abbiamo lanciato sulla legge regionale 95 e per il quale abbiamo concluso le procedure nei mesi scorsi: la Regione ha destinato circa 8 milioni di euro a 18 cantine e cooperative del territorio piemontese, per favorire i progetti di aggregazione e rafforzare la loro competitività sui mercati e sono in corso di valutazione centinaia di progetti di ammodernamento di aziende agricole anche nel settore vitivinicolo sul PSR. Credo che queste risorse possano dare un valido contributo proprio per superare quella frammentazione che da sempre caratterizza il settore e ad ulteriormente rafforzare quell’orientamento al mercato che è stato la vera punta di forza del comparto e fornire un sostegno importante in questa congiuntura.

Accanto al completamento del piano dei controlli, di cui si accennava prima, e al sostegno alle nuove denominazioni, stiamo accompagnando il settore nell’applicazione della nuova OCM vino, le regole comunitarie che via via imporranno nuove normative.

Vorrei ricordare anche il successo che hanno avuto nella scorsa vendemmia i "voucher", introdotti grazie ad una sperimentazione che ha visto fortemente impegnata anche la nostra Regione, per retribuire il lavoro occasionale di studenti e pensionati, e che saranno riproposti, introducendo ulteriori miglioramenti proprio grazie all’esperienza di questa fase sperimentale.



di Massimo Prandi
massimo.prandi@laculturadelcibo.it
15 Febbraio 2009

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