Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 20 Febbraio 2009 su www.laculturadelcibo.it

Più di 1600 locali raccontati, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia.
di Giuseppe Clementino

Guida alla Osterie d'Italia, Slow Food Editore. Uno strumento da tenere sempre in auto, se vi prendesse voglia di un buon pranzo o di una buona cena


Questa edizione è la diciannovesina, un'appuntamento annuale iniziato nel lontano 1991 che, così come altre pubblicazioni di Slow Food Editore, ha un pò segnato il solco per l'editoria specializzata.

Personalmente la tengo sempre in auto (piuttosto ne porto in vacanza due) e mai mi ha tradito. Ovunque mi debba recare, sia per lavoro piuttosto che per piacere, faccio veramente fatica ad entrare in un locale "a caso". Non sono prevenuto e che troppe volte sono rimasto fregato, o per il costo esagerato o per il tanto fumo e poco arrosto che spesso improvvati osti ci propongono.

E' un'argomento che andremo sicuramente ad approfondire in futuro, di certo questa guida non vuole essere il verbo o la fotografia della ristorazione italiana. I criteri di selezione d'altronde escludono per esempio tutti quei ristoranti che per fascia di prezzo non possono essere recensiti (la soglia per tre portate, vino escluso è di 35 Euro) così come i pur ottimi ristoranti che propongono cucine che non hanno un legame col territorio in cui operano.

La curatrice della guida, Paola Gho, ha tracciato un quadro dell'attuale situazione in occasione della premiazione dei locali che hanno ottenuto la chiocciolina (locali che sono particolarmente piaciuti per l'ambiente, la cucina, l'accoglienza in sintonia con Slow Food), svoltasi a Genova. Il quadro non è dei più felici: da un lato, soprattutto nel Nord d'Italia, si trovano sempre meno osterie tradizionali, dall'altro molti locali si avvicinano e a volte sforano il limite imposto da Slow Food. Da qui un'esortazione da parte della Paola Gho rivolta a tutti gli attori ad aumentare l'attenzione all'equità del conto e soprattutto un invito alla semplicità, attingendo a piene mani dai piatti della tradizione, evitando voli pindarici con reinterpretazioni assurde, presentazioni fuori luogo e carte dei vini chilometriche.

 



di Giuseppe Clementino
giuseppe.clementino@laculturadelcibo.it
20 Febbraio 2009

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